Banca D’Italia: pericoloso liquidare NPL

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Paradosso della finanza: si invoca la Bad Bank europea per risolvere il problema degli NPL dei nostri Istituti di Credito e contemporaneamente  Banca D’Italia diffonde un lavoro dal titolo “Crediti deteriorati e offerta di credito delle banche: uno studio sull’Italia” dove sostiene che liquidare gli NPL possa essere non conveniente a livello di salute dei bilanci bancari (moral hazard di bilancio). Il paper riporta “Nel presente lavoro si esamina la possibile influenza dei crediti deteriorati (Non-Performing Loans, NPL) sull’offerta di finanziamenti bancari alle imprese italiane tra il 2008 e il 2015 sulla base dei dati sui prestiti alle singole imprese. Per tener conto delle variazioni nella domanda di credito e delle caratteristiche della clientela, l’analisi di regressione include effetti fissi variabili nel tempo per ciascuna impresa; per identificare variazioni esogene degli NPL vengono inoltre sfruttate le informazioni relative all’esercizio di revisione degli attivi bancari (Asset Quality Review) condotto nel 2014. Il risultato principale della nostra analisi è che l’offerta di credito non è causalmente determinata dal livello degli NPL: la correlazione negativa tra NPL e la crescita del credito è principalmente riconducibile a variazioni nelle condizioni economico-finanziarie delle imprese e alla contrazione nella loro domanda di credito. Allo stesso tempo, incrementi esogeni degli NPL, con i relativi aumenti negli accantonamenti, possono determinare una correzione negativa nell’offerta di prestiti.”

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Andando a leggere le conclusioni si trova “Our results also suggest that forcing banks to liquidate NPLs may not be the best option to kick-start credit. It might even be counterproductive; if the liquidation of the NPLs generates losses that are large enough to reduce the banks’ capital ratios, then, given that NPLs do not seem to matter while capital certainly does, the net impact of the sale on credit supply might be negative rather than positive”.

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Il concetto è semplice: dal 2008 sono migliorati molto i requisiti patrimoniali ma è crollato il Roe quindi, se si liquidassero NPL con ingenti perdite, si tornerebbe a ridurre i requisiti patrimoniali che erano cresciuti anche grazie agli aumenti di capitale degli ultimi anni; però un aumento degli NPL d’altronde implica una diminuzione dell’offerta di credito da parte delle banche. Il dilemma sembra trovare una sola soluzione: trovare nuove frontiere di redditività, margine di interesse e di intermediazione sono attualmente troppo esigui, non è una questione di leverage ma di avere nuove unità di business con Roi maggiori dei Wacc  per una offerta crescente di nuovi servizi.  

Guido Gennaccari

info@tradingroomroma.it

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