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As Roma. La partita rischiosa dell’aumento di capitale

Si sa che i risultati sportivi delle squadre di calcio sono incerti ed altalenanti, ma quando queste società decidono di competere nel campo borsistico, il gioco – fuor di metafora – si fa molto più duro. Lo sanno bene i nuovi azionisti della AS Roma, Dan e Rayan Friedkin, che appena acquistata la società tentarono il delisting dalla Borsa. E ora che in pieno Covid i problemi finanziari cominciano ad emergere, le società di calcio cominciano a battere cassa sul mercato, con aumenti di capitale che fanno girare la testa non solo agli azionisti, ma anche alle Autority finanziarie attente al corretto svolgimento delle procedure e alle comunicazioni sui rischi ad essi connessi. Stiamo parlando di Juventus e Roma, che su questo fronte patrimoniale hanno deciso di giocare una partita differente. Mentre gli Agnelli hanno deciso di ricorrere al mercato, con un aumento di capitale che, pur vivendo sulle montagne russe a causa delle indagini sulle presunte plusvalenze fittizie, ha consentito di portare a casa circa 394 milioni di euro degli originari 400 chiesti agli azionisti. Al contrario i Friedkin hanno preferito non spingere sull’acceleratore, annunciando al contrario la posticipazione dell’aumento di capitale e preferendo tamponare di volta in volta la voragine finanziaria della società con “piccoli” prestiti, cosiddetti “finanziamenti soci in conto aumento di capitale”, tanto da permettergli finora di sopravvivere nella gestione corrente. Le disponibilità liquide della As Roma sono critiche: in cassa a fine 2021 erano rimasti 24 milioni di euro, che da soli non basterebbero a pagare lo stipendio dei giocatori della squadra allenata da José Mourinho. E le perdite di gruppo a fine anno sono arrivate a 277 milioni di euro. Eppure nonostante la legge imponga la ricapitalizzare della società dopo che le perdite hanno eroso il capitale sociale di oltre un terzo, i Friedkin hanno rimandato entro la fine del 2022 l’aumento da 460 milioni. I rischi di ricorrere al mercato in questo momento sono alti. In primis ci sarebbero le ricadute in Borsa, con il prezzo della azioni attualmente in caduta a 0.30 euro. Il titolo della Juve il giorno dell’annuncio è arrivato a perdere oltre l’11% e a fine sottoscrizione le azioni hanno perso oltre la metà del loro valore. C’è un altro aspetto da tenere in considerazione. Le recenti indagini della procura di Torino nei confronti della Juventus per i reati di false comunicazioni sociali ed emissione di fatture per operazioni inesistenti nella gestione dei calciatori sta alimentando molte incertezze sul mondo del calcio e su possibili coinvolgimenti di altre squadre. Inoltre dopo il cambio di potere nella Giunta capitolina, ai Friedkin serve ancora tempo per capire se ci sono ancora speranze per il nuovo stadio. Queste problematiche, aggiunte alla situazione pandemica e alla volatilità dei mercati, avrebbero convinto i Friedkin ad attendere tempi migliori per lanciare la ricapitalizzazione patrimoniale. Sul fronte “agenti e consulenti sportivi” la Roma ha attualmente bloccato il pagamento di circa 8 milioni di euro, legati ad oneri di intermediazione e consulenze nei trasferimenti e i rinnovi dei calciatori. Se guardiamo alle prospettive della società, la decisione di rimandare il rafforzamento finanziario getta forti dubbi sul futuro della squadra. Il fatturato della Roma è fortemente legato ai risultati, i quali possono arrivare solamente grazie ad investimenti sul fronte sportivo. Rinunciare a crescere limita di molto la capacità competitive della squadra che senza risultati sportivi rischierebbe un avvitamento pericoloso dei risultati economico-finanziari.

 

Edoardo Liuni