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Banche: il pericoloso gap di 28.000 euro allo sportello

La crisi Lehman Brothers ha chiuso i rubinetti del credito bancario italiano? Ni. Dal 1998 le banche italiane hanno visto aumentare il numero di sportelli fino al top del 2008, quando superarono la cifra di 34.000 sedi. Parallelamente i depositi bancari rimanevano stabili intorno al valore medio di 20.000 euro fino al 2008 mentre i prestiti medi per filiale passarono da 28.000 euro a 46.000 euro. Nel 2008 il gap tra depositi e prestiti era di ben -22.371 euro medio a sportello. Dal 2008 iniziano a crescere le NPE fino al top del 2015, questo fenomeno congelerà i prestiti medi per filiale in zona 50.000 euro dal 2010 al 2015 (rubinetto del credito chiuso). Dal 2009 invece parte la crescita dei depositi che, nel 2020, consentirà il sorpasso dei depositi sui prestiti (esclusi i ptc per entrambi). Dal 2016, quando le NPE scendono, i prestiti tornano a salire ma sempre più lentamente dei depositi. Siamo quasi tornati alle NPE del 2008 ma, rispetto ad allora, il gap tra prestiti e depositi è positivo con un peggioramento medio di 28.000 euro per sportello: in una economia sana, non drogata, la crescita è alimentata dal debito (in Italia esclusivamente bancario) mentre, quando c’è incertezza o l’economia reale è depressa, si accumula liquidità infruttifera. Gli sportelli sono diminuiti, nella speranza anche di abbattere il cost income, le banche sono più patrimonializzate ma hanno maggiori difficoltà a fare margini perché l’economia reale è in difficoltà ed il classico business di intermediazione è ormai obsoleto. Meno prestiti, più titoli di stato e più investimenti sui mercati finanziari, meno crescita reale. Una colpa importante la hanno le banche centrali che hanno ridotto i margini di interesse, una colpa la hanno i manager che hanno puntato sul risparmio gestito e non hanno saputo sfruttare la globalizzazione e la tecnologia per sviluppare il business del mercato primario (in mani US), una colpa la hanno alcuni clienti più scaltri che hanno sfruttato la regola non scritta “tanto paga pantalone”.  L’alta inflazione, che è il frutto di tali scelte, pone un dubbio: abbattere il debito pubblico senza alzare i tassi o evitare la carneficina sociale dovuta all’aumento repentino dei prezzi alzando i tassi (con tutte le dovute conseguenze sugli alti debiti pubblici e privati che registrano duration da record)? Ovviamente la Bce resta immobile davanti alla eterogeneità dell’inflazione nei singoli paesi, ma comprare tempo questa volta potrebbe essere fatale.

Guido Gennaccari

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