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Bitcoin as Gold, but dollar no more God

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Tanto scalpore ha fatto recentemente la notizia del record di valore raggiunto dal Bitcoin che ha superato le quotazioni dell’oro in zona 1.300 $; ovviamente è solo un dato indicativo e parziale fuorviante, visto che la capitalizzazione della criptovaluta arriva a 20,8 miliardi di dollari e quello dell’oro vale 7.390 miliardi di dollari quindi il Bitcoin “vale” solo quasi lo 0,3% dell’oro mondiale oggi. Quale il futuro del Bit Coin? Ecco le tappe fondamentali della questione:

  1. Con Bretton Woods, luglio 1944, inizia l’era del controllo internazionale della politica monetaria, sotto l’egemonia americana con il dollaro, in un clima di piena fiducia sulle questioni valutarie tra i paesi, con la contestuale creazione del FMI e della Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo. I mercati capitalistici si muovono in un “gold exchange standard”, dove i cambi sono praticamente rigidi e fissi ma soprattutto dollarocentrici con ancoraggio della moneta americana all’oro
  2. I conflitti degli anni ’70 portarono all’abbandono del sistema creato a Bretton Woods lasciando il dollaro, e le altre valute, fluttuare liberamente e non essere più legate all’oro (caduta gold standard) ma correlate alle economie dei vari paesi grazie ai flussi della Bilancia dei pagamenti e della Bilancia commerciale, regolando il valore dei cambi flessibili secondo la legge domanda-offerta. Viene dato ampio potere a Stati e Banche Centrali
  3. L’era Bitcoin. Grazie alla tecnologia e alla globalizzazione, in un mondo dove le Banche Centrali fungono da supplenti sine scadenza nei confronti dei Governanti, i mercati finanziari si trovano a vivere nuovi paradossi (tassi negativi) dove la moneta stampata con i QE guida le sorti dei vari Paesi. Nasce nel 2009 la prima criptovaluta, non legata a nessun dato macro di nessun Paese, ma guidata da domanda ed offerta elettronica.

bitcoingold

Bretton Woods ha sancito e ufficializzato il ruolo del Dollaro come valuta di riferimento internazionale; BitCoin vuole essere una delle principali criptovalute di riferimento per gli scambi internazionali futuri; una piccola precisazione: le criptovalute non sono legate alla salute degli Stati riflessa nell’economia reale. Certo la paura di un collasso del sistema, l’anonimato e la non tracciabilità di chi negozia Bitcoin, pongono dei quesiti importanti ed attuali sull’utilizzo delle criptovalute ma è necessario considerare che è il futuro (come Uber: il protezionismo non può sconfiggere l’avanzata tecnologica)  ed è migliorabile per sicurezza e controllo delle negoziazioni. La Bce e la Banca Centrale svedese stanno studiando soluzioni sulle criptovalute capendo che, se non si  muoveranno per tempo, in futuro le politiche monetarie potrebbero essere “disturbate” dal Bitcoin. Criptovalute come riserve di valore? E’ ancora presto per dirlo ma in Usa già stanno collocando il primo Etf, mentre in Cina cercano di stroncare il Bitcoin ma con effetti opposti. I media si soffermano su correlazione tra oro e bitcoin ma il vero tormentone è “è iniziato il declino del dollaro come valuta globale di riferimento?” Di sicuro la domanda di moneta virtuale, come virtuale è quella delle Banche Centrali europee con il sitema Target2, sta crescendo nel tempo e, se dovesse crescere altrettanto velocemente la diffusione, si potrebbe affermare in un futuro non lontano   BitCoin as Gold, but dollar no more God

Guido Gennaccari

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