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Cina: rischio eccessivo oppure ghiotta opportunità?

I legami italiani con l’economia cinese si riflettono nel confronto tra il grafico del Ftsemib ed il FtseChina 50: entrambi si trovano sul livello di supporto relativo alla lateralità post Lehman e durato per oltre 12 anni. Certo, siamo davanti a grafici di Borsa simili, ma economie molto diverse. Attualmente investire nella Borsa cinese potrebbe rappresentare una opportunità oppure i rischi sono eccessivi? L’indice, con la crisi dell’Ucraina, ha rivisto quasi i livelli di  bottom del covid di 11.550 punti, dopo aver toccato il top di periodo di  20.550 punti. I due indici sono lontani dai top del 2008, valori ampiamente superati dagli indici americani e dal Dax tedesco.

Le questioni importanti sul FtseChina50:

  • L’indice è iniziato a scendere nel 2021 a causa della scelta di Pechino di riportare in Cina i colossi Tech quotati in US.
  • Alla discesa hanno contribuito prima le aspettative di inflazione al rialzo, fattore negativo per le aziende tech spesso molto indebitate, poi dalla questione Eevergrande nel settore immobiliare, settore che rappresenta il 30% del pil in Cina.
  • A marzo 2022 c’è stato un deflusso di capitali dall’equity cinese vicino ai livelli dell’emorragia finanziaria da covid e maggiore di quello del 2018 e del 2015, che possono essere considerate occasioni di acquisto analizzando cosa sia successo nei mesi successivi in passato. I volumi “inflow” sulle azioni “onshore” sono comunque crescenti nel tempo.
  • La banca centrale cinese ha ancora margini per abbassare i tassi e attuare politiche espansive, il vero problema è il debito creato nel “sistema bancario ombra” cinese che rappresenta il 60% del pil.
  • la fine del lockdown potrebbe dare il via ad un impulso rialzista per il mercato azionario, soprattutto grazie alla spinta del credito da parte della banca centrale.

Conclusioni. L’uscita dei capitali dall’equity cinese di marzo potrebbe essere una opportunità di acquisto il mese prossimo, considerando cosa sia successo in passato, solo se a maggio venissero rotti i massimi di aprile, ovviamente in un’ottica di lungo periodo. Contrariamente, un abbandono della trend line rialzista magari per l’aggravarsi della situazione geopolitica, potrebbe accelerare al ribasso velocemente verso i 10.000 punti, il bottom del 2019.

Guido Gennaccari

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