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Debito Pubblico: Soluzioni per effetto placebo della politica

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I derivati, a torto, vengono spesso classificati tra “speculativi” e “di copertura” e lo stesso discorso vale per le politiche fiscali relative a “debito buono” o “debito cattivo” oppure per “politiche monetarie sagge” verso “politiche monetarie pericolose”. Derivati, debito e politiche monetarie sono strumenti neutri è l’uso soggettivo, date le circostanze, che ne determina la bontà o meno: è una questione di qualità e modalità, non esclusivamente di quantità. Se il derivato è utilizzato con il sottostante si realizza una operazione di copertura, scopo per cui nascono i derivati; se il debito emesso è improduttivo andrà ad alimentare la crescita dello stock totale a tassi di finanziamento più alti di altri debiti (anche se più bassi rispetto al passato grazie alla Banca Centrale); se la massa monetaria messa in circolazione ha come conseguenza la caduta del moltiplicatore della base monetaria, accompagnato da moral hazard sulla fiducia nei regulators, eccesso di moneta bancaria e di flussi di liquidità verso i mercati finanziari, allora non ci saranno riflessi positivi sull’economia reale. La ricetta Draghi:

  1. Emettere debito produttivo per investire sul futuro dei giovani. “ la responsabilità si accompagna e dà legittimità alla solidarietà” (Draghi)
  2. Riformare l’Europa nei Trattati, con trasparenza e solidarietà, creando nuove istituzioni (Ministero del Tesoro Europeo) e integrando il sistema finanziario (mercato dei capitali) e delle banche
  3. La realizzazione del punto 1) può portare finalmente all’emissione del debito comune

Considerazioni sul debito:

  1. Anni ’70 e crescita dei debiti pubblici con politiche di welafre insostenibili nel lungo periodo (vedi baby pensioni). “ Il futuro non è in una realtà senza più punti di riferimento, che porterebbe, come è successo in passato, si pensi agli anni 70 del secolo scorso, a politiche erratiche e certamente meno efficaci, a minor sicurezza interna ed esterna, a maggiore disoccupazione, ma il futuro è nelle riforme anche profonde dell’esistente. Occorre pensarci subito.”
  2. Il Divorzio Banca d’Italia/Tesoro rappresentò un processo a cui andavano incontro le economie avanzate per porre fine al finanziamento tout court dei deficit governativi per fini elettorali, sfruttando l’alta inflazione per abbattere il debito pubblico.

Solvibilità Italia:

  1. Il 15% del debito italiano (depositi postali) non sono titoli di stato, quotati, quindi al riparo dai mercati. Sarebbe forse saggio cercare di aumentare la percentuale ma per poi sfruttare la raccolta per scopi produttivi (debito buono non quotato).
  2. Quando lo stato italiano ha emesso nuovo debito, per necessità di rifinanziare quello in scadenza, il bid to cover ratio sul mercato primario non ha mai avuto periodi prolungati di sofferenza registrando valori sotto l’unità (forse in qualche singola sporadica emissione). Il debito italiano è stato sempre comprato all’emissione, anche perché la garanzia di acquisti da parte della Banca Centrale sul secondario garantisce gli istituzionali nella sottoscrizione
  3. Sul mercato secondario, grazie agli interventi della Bce, non si è più ripetuto un 2011/2012, anche se è necessario considerare i vincoli relativi allo Statuto della BCE
  4. La valutazione di solvibilità (rating) andrebbe fatta guardando oltre al debito/pil lordo considerando quello netto, valutare la posizione netta sull’estero del paese, la quota di debito congelato nei bilanci della Bce e, in piccolissima parte, la quota di risparmio privato dei cittadini
  5. Come si valuta un “debito buono”? Se il saggio di crescita del pil, a parità di stock, sia maggiore al tasso di indebitamento sul primario. In definitiva il pil aggiuntivo prodotto nell’anno deve superare la spesa per interessi, in presenza di surplus ossia entrate dello stato maggiori delle uscite. Nel caso italiano abbiamo entrate maggiori delle uscite, escludendo gli interessi sul debito, ma il gap di crescita pil-debito è ancora negativo, contrariamente agli altri paesi europei
  6. È necessario veicolare i tanti risparmi dei cittadini italiani verso il mercato primario (Tancredi Bianchi) di finanziamento delle imprese italiane (azioni ed obbligazioni), meno ricorso al debito bancario. Così si potrebbe tornare all’equilibrio patrimoniale delle imprese italiane e renderle maggiormente produttive (crescita pil); in parallelo anche sviluppare ed incentivare il mercato secondario dell’equity/debt (Borsa) per attrarre capitali da investimento finanziario e non esportarli. Un dollaro debole, oltre all’aumento dell’export, favorisce flussi finanziari di investimento dall’Europa verso gli Usa, investendo direttamente sui titoli americani (FAANG) o per tramite di grandi investitori istituzionali esteri
  7. Dobbiamo preoccuparti del saldo negativo target2 delle banche, quindi Banca D’Italia, presso la BCE? “TARGET2 balances can sometimes act as a signal that something is wrong, for example if lots of money is flowing out of a particular country because of worries about the financial situation there. If this is the case, TARGET2 balances are not the only signal that there is a problem. The current TARGET2 balances across countries are principally the result of monetary policy measures designed by the ECB to boost the economy. They are not the result of financial stress and thus not a source for concern” (What are TARGET2 balances?). Se ci fossero problemi di equilibrio finanziario, il solo saldo negativo target2 di per sé, non sarebbe da considerare come unico indicatore negativo ma ce ne sarebbero altri contemporaneamente a confermare la situazione di precario equilibrio finanziario (come in un modello econometrico).

Il debito pubblico italiano non è fatale per l’economia del nostro Paese (default)  ma ci condanna, ad oggi, all’oblio sociale ed economico, soprattutto dei giovani e delle generazioni future. La dicotomia tra lungimiranza ed interesse politico/elettorale di breve deve essere superata con il buonsenso comune a livello nazionale, europeo ed internazionale. Oltre alle riforme strutturali quali giustizia, burocrazia, fisco, tecnologia…è bene intraprendere un percorso di sviluppo del mercato primario per finanziare le imprese e contemporaneamente puntare a un ampliamento di quello secondario per attrarre investimenti ed investitori esteri, meno presenza dello Stato che deve lavorare seguendo le logiche del buon debito: Questo debito, sottoscritto da Paesi, istituzioni, mercati e risparmiatori, sarà sostenibile, continuerà cioè a essere sottoscritto in futuro, se utilizzato a fini produttivi ad esempio investimenti nel capitale umano, nelle infrastrutture cruciali per la produzione, nella ricerca ecc. se è cioè “debito buono…Solo allora, con la buona coscienza di chi assolve al proprio compito, potremo ricordare ai più giovani che il miglior modo per ritrovare la direzione del presente è disegnare il tuo futuro” (Draghi).

Guido Gennaccari