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Il pump and dump della Fed vale il 26% della capitalizzazione di Borsa/Pil

Il caso Gamestop è l’emblema di come si possa pensare che il mercato finanziario sia diventato un immensa globale sala scommesse (betting) aperta ai social network. Facciamo chiarezza: la Borsa è il barometro di quello che accade tra economia reale e finanza, non è la causa ma è il termometro per misurare gli effetti di quello che accade nel mondo. La febbre da QE post Lehman è il vero colpevole che ha truccato le carte del gioco, ma quanto vale realmente? Si può effettuare una stima rispetto al passato: la fetta del 50% del rapporto capitalizzazione su pil che oggi è pari ad una torta del 186%, quindi circa un 26% del rapporto. Se si aggiungessero gli asset della Fed si arriverebbe al livello della bolla tecnologica del 2000, invece senza gli asset della banca centrale siamo oltre quei livelli. Come distacco tra Banche Centrali e Borsa siamo tornati agli anni ’70 dove iniziò il processo di indipendenza delle banche centrali dal finanziamento dei deficit dei governi. Tutto nacque con l’abbandono di Bretton (1971) Woods è del dollaro come “valuta rifugio” sostitutiva dell’oro. La 1985 il dollar index ha perso valore e invertito la tendenza dal 2012 a seguito della crisi dei debiti europei e la svolta di luglio di Draghi. Se dovesse il cambio tornare ai livelli metà anni ’70 allora è proiettato a 100/110. L’inversione del trend ha subito accelerazioni con la costituzione degli “swap in dollari tra Banche Centrali” istituiti a fine 2007; da quel momento ogni volta che è stato annunciato uno swap, a causa di crisi sui mercati e recessioni, inizialmente il dollaro si è indebolito di molto per poi invertire rotta e nel lungo periodo fare nuovi minimi contro euro (massimi di dollar index). La politica monetaria espansiva globale delle Banche Centrali ha invertito un trend valutario di debolezza del dollaro, che persisteva dal 1985, riportando indietro le banche centrali agli anni ’70 quando erano dipendenti dal Tesoro.

E’ possibile tornare indietro? No, l’elevata duration dei debiti, pubblici e privati, non consentirebbe una politica veloce di rialzo dei tassi, per questo di fatto si sta tornando alla monetizzazione del debito (congelato in alta quantità nei bilanci della banca centrale come negli anni ’70). Il debito pubblico, nel breve, non è un problema ma più si compra tempo per una soluzione, più il problema si fa grosso e di difficile rimedio. Don’t fight Fed, don’t fight Market

Guido Gennaccari

info@tradingroomroma.it