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La salvezza 2022 per l’Italia è l’AIM

Il bilancio di fine anno sugli indici azionari italiani è chiaro: il Ftsemib è stato il peggiore sia come “capital return” a +23% che come “total return” a +27,34%, il migliore è stato il paniere dell’AIM con rispettivamente +57,68% e 59,07%. Unica consolazione per l’indice principale è che, se calcolato total return rispetto a capital return, ha il miglioramento maggiore di +18,9% in termini di rendimento: alti dividendi ma bassa crescita rispetto ai fratelli minori.

La Borsa premia l’AIM e questo si evidenzia nel più alto valore P/B a 3,4 valore più che doppio rispetto al Ftemib. L’Italia ha registrato una capitalizzazione di 500 mld (Ftse All Share), ossia circa il 43% del pil,  di cui 443 nel Ftsemib (88,6%) e 3,8 nell’AIM (0,76%) mentre la capitalizzazione media per società è di 11 mld di euro per il Ftsemib e 0,023 mld per l’AIM, praticamente una leva media di 478. Nel segmento AIM è forte la presenza del comparto  tecnologico, quasi al 24%, con al secondo posto l’industriale con il 16,21% (meccanica italiana) con imprese impiegate nel settore Software e Computer Services 23%, Pharma e Biotech 10,7%, Beverage 8,75%, Industrial Engineering 7,85% e Costruction and Materials 5%. Attenzione però il valore del Ftsemib capital return è di 27.346,83 punti mentre quello total return di 60.027, 96 punti contro un valore per l’AIM rispettivamente di 11.489,63 e 12.365,8: chi fosse interessato a cedole alte da spendere nel tempo la scelta migliore ricadrebbe sull’indice principale. La salvezza 2022 per l’Italia passa per l’AIM (e il private equity), perché? Il PNRR serve per mettere in campo gli investimenti pubblici che faranno da volano per l’economia reale privata, le imprese private migliori potranno sopravvivere grazie ad iniezioni di capitali privati quotati (AIM) o meno (private equity) reperendo risorse per porre in essere nuovi investimenti mentre le aziende zombies saranno spazzate via a causa degli ingenti debiti bancari e della bassa patrimonializzazione, falliranno come è giusto che sia in un processo doloroso di selezione naturale all’interno di una economia di mercato.

Guido Gennaccari

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