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La staffetta Covid-Inflazione premia la Cina

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L’analisi riskon/riskoff delle varie asset class riporta indietro le lancette all’autunno del 2020 per il petrolio americano (Wti) e l’indice US tecnologico (Nasdaq). Cosa accade a novembre 2020? L’annuncio che sarebbero arrivati i primi vaccini nel 2021 ebbe un effetto positivo sul risk on, quindi sull’equity, con ampio rimbalzo di Borse e petrolio. Il “rimbalzo del gatto morto” dell’omicron ha infatti portato volatilità sui mercati rientrata subito e contemporaneamente i valori delle aziende biotech Us sono scesi sensibilmente rispetto ai top storici. Nel 2021 l’aumento dell’inflazione, con conseguente futuro aumento dei tassi di interesse da parte della Fed, ha reso possibile un recupero della old economy rispetto al settore growth tech. Questo fine gennaio 2022 vede il passaggio del “testimone del sell off” dalla pandemia all’inflazione/banche centrali, con ritorno al rischio mercato percepito nell’autunno 2020. Nel 2022 l’onda anomala del covid rischia di essere sopraffatta da quella dello tsunami inflazione.

Chi beneficia della situazione? Una zona grigia è rappresentata da Brasile e Giappone con attuale rischio percepito dal mercato del 4% mentre l’Europa, prima più pericolosa, raggiunge l’America (SP500); la Cina (l’indice FtseChina, con flussi netti positivi e crescenti su equity, registra stesso rischio del DJ), che era data per spacciata per Evergrande, beneficia invece  delle manovre espansive ancora possibili nel 2022 da parte della propria banca centrale, mentre Us/Europa vanno verso politiche restrittive avendo toccato il livello inferiore possibile dei tassi di interesse e avendo a che fare nel breve con aspettative di inflazione al rialzo. L’oro sta per tornare sotto il 2% di rischio e potrebbe essere l’asset tornato rifugio nel 2022. Chi sarà il prossimo della staffetta a prendere il testimone?

Guido Gennaccari

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