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Lehman ha tramortito gli investimenti pubblici italiani

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Nel 2020, come nel 1980, l’unico paese che in termini di pil investiva meno dell’Italia nella pubblica amministrazione è la Spagna (oggi siamo pari con la Germania). Prima dell’ingresso nell’euro facevano peggio di noi Danimarca, Paesi Bassi, Germania e Regno Unito. Ma il dato più preoccupante è il trend post Lehman Brothers che segna un andamento in salita per tutti i paesi ad eccezione della Spagna che peggiora rispetto all’Italia. Con la crisi US dei subprime inizia il declino del sistema bancario internazionale che penalizzerà poi maggiormente i paesi europei con la crisi greca del 2010 e successiva crisi dei debiti europei (PIIGS) compresa Italia con lo spread a 570 bp nel novembre 2011. Da allora le banche europee non si sono mai riprese, anche quelle italiane con gli npl al top, capitolando nel 2015 con il bail in che ha affossato le quotazioni dei titoli bancari europei, anche se il bottom si toccherà con il covid nel 2020.

I politici italiani, dopo la GCF del 2008, non hanno mantenuto il trend della correlazione con i partner internazionali diminuendo di più (o aumentando di meno) gli investimenti pubblici in rapporto al pil del paese. Gli investimenti pubblici del Giappone sono addirittura 1,76 volte quelli italiani nel 2020. A cosa servono gli investimenti pubblici? Ad incentivare l’arrivo di quelli privati, altrimenti addio produttività, come dimostra la storia degli ultimi 40 anni del nostro paese. Il pubblico deve fare da volano per il privato, non creare sprechi e incentivare disuguaglianze ed iniquità. Il caso tedesco è emblematico: pochi investimenti ma efficaci, meno sprechi e macchina pubblica che funziona, comunque anche la Germania ha accelerato dopo Lehman rispetto all’Italia.

Guido Gennaccari

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