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Pericolo Usa: testa e spalle su S&P e Assets Banche Centrali

La benzina delle Banche Centrali, il famoso “elicottero da cui scendevano banconote”, sta rientrando dal 2018 con l’inizio del tightening della Fed, ossia la diminuzione quantitativa relativa ai programmi di acquisto di bond da parte della Banca Centrale americana. Come hanno reagito i mercati? Lo S&P500 nel 2018 ha registrato 3 fasi di sell-off e panico: febbraio, ottobre e dicembre. Il mercato sconta  anche altre notizie importanti quali i dazi, la Brexit, i populismi europei, i pericoli di guerre…l’economia reale però gira principalmente su un fattore determinante: la salute delle banche e i relativi  effetti sulla crescita economica tramite il canale creditizio. I vari QE hanno avuto obiettivi ed effetti diversi, pur con il fine comune della stabilità e dello stimolo alla crescita; in Europa, ad esempio, sono serviti esclusivamente a ripulire i bilanci bancari e secondariamente a stimolare l’economia di imprese e privati, ma sembra non essere bastato. Quali pericoli? Tecnicamente stiamo assistendo alla formazione di una figura di inversione, il testa e spalle, sia sul grafico mensile dell’indice americano S&P500 che sul grafico degli asset delle maggiori banche centrali mondiali (differiscono solo per la neck line).

Analisi

  1. L’indice americano è rimbalzato nel 2018 per tre volte sulla media mobile a 200 periodi mentre da ottobre l’ha violata più volte al ribasso. Nelle ultime tre occasioni in cui i prezzi sono tornati sopra la media mobile a 200 periodi si sono registrati tre top corrispettivi a 2.815 punti circa per poi scendere repentinamente: la storia si ripete (siamo attualmente al quarto recupero della media mobile)?        
  2. Il 2018 è l’anno del ritorno della volatilità: il vix ha toccato dei massimi a febbraio in zona 50 (con record assoluto per variazione giornaliera), valori che non vedeva dal sell-off dell’estate del 2015  a causa del rallentamento cinese, per poi tornare in zona 11-15 e risalire successivamente su valori più alti di 36 a fine dicembre. La paura è tornata nel 2018 sui mercati come avvisaglia di una fase di distribuzione molto caotica appena iniziata e che non è dato sapere quanto durerà prima dell’inversione definitiva del trend di lungo periodo
  3. Da tenere d’occhio il supporto di 2.600 punti: nel 2018 ha retto parecchie volte per poi capitolare a dicembre con accelerazione della discesa fino ai minimi annui

Operatività: verificare il test della resistenza a 2.815 punti circa e, nel caso di fallimento del break-out, aprire posizioni short fino al fatidico livello di 2.600 punti; chiudere tutta la posizione a target oppure una metà e l’altra metà seguirla in trailing profit al break-out ribassista (stop profit invece se prezzi tornassero in zona 2.650 punti). Che inizino le danze: o le Banche Centrali rientrano della liquidità facendo probabilmente scendere le Borse di molto, oppure al primo sell-off riapriranno il rubinetto aumentando ulteriormente il divario da trappola della liquidità dove gli asset finanziari sono dopati al rialzo rispetto ad una economia reale globale asfittica e che fatica a riprendere la via della crescita nei paesi sviluppati; continuerebbe il processo di distruzione della classe media, che confluirebbe nelle categorie inferiori,  e di concentrazione della ricchezza in mano di pochi nelle economie avanzate mentre nelle economie in via di sviluppo ci saranno sempre meno poveri assoluti ma sempre più ricchezze concentrate in poche mani. Quale futuro?    

Guido Gennaccari