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Se la Cina comincia a far paura si comprano oro e bitcoin

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Il documento dello IOSCO “Thematic Review on consistency in implementation of Money Market Funds reforms” è chiaro: “At the end of Q4/2019 figures show that the global MMF industry was still dominated by the US (55.12% of the global MMF TNA), but China (13.34% of the global MMF TNA) and Ireland (9.35% of the global MMF TNA) had by then increased to the second and third largest shares, whereas the relative size of Luxembourg (6.13% of the global MMF TNA) and France (5.63% of the global MMF TNA) had declined in Q4/2019 compared to the Q4/2010”. I Fondi Monetari del Dragone hanno visto una impressionante crescita dal 2013 (raddoppiando) più della crescita Usa partita nel 2017. La Cina da una quota di mercato dello 0,46% nel 2010 registra una quota di 13,34% nel 2019.

L’Asia, escludendo Giappone/Australia/Nuova Zelanda, ha ancora paesi con tassi che consentono politiche monetarie espansive come la Cina che è sulla soglia del 4%. Rispetto ad un valore positivo nel 2020 la Cina registra una “net forward position” negativa del 25% del pil.

La Cina ha tanta benzina monetaria che potrebbe andare ad alimentare la bolla tecnologica in Asia. Quale soluzione? Comprare oro e bitcoin.

Le riserve di oro delle Banche Centrali sono ancora basse rispetto al passato, soprattutto per i mercati emergenti, questo fa presumere che potrebbero aumentare gli acquisti in futuro soprattutto in casi di guerre o prolungarsi della profonda recessione da covid.

 

E’ il momento del bitcoin: il contesto è favorevole per lo sfondamento definitivo dei 20.000 $ come per l’oro dei 2.000 $.

Guido Gennaccari

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