Indici&AzioniSenza categoria

Soluzioni BCE temporanee per fronteggiare l’emergenza covid, senza monetizzare il debito pubblico dei paesi.

Pubblicato il

La Bce salvaguarda la stabilità dei prezzi, favorendo la crescita e l’occupazione, nonché la sicurezza, la stabilità e la solidità del sistema finanziario interagendo principalmente con il canale bancario (soggetti privati). I Trattati europei vietano la monetizzazione dei debiti pubblici, escludendo qualsiasi eventuale problema di moral hazard. Quale è una soluzione alternativa possibile? Un temporaneo intervento della Banca Centrale volto a coprire i costi delle attività private sane ma ferme fino a fine lockdown tramite emissione di nuova moneta.

  • La BCE potrebbe raccogliere risorse utilizzando parte delle riserve (diminuzione attività)
  • La BCE potrebbe stampare nuova moneta (aumento passività)
  • Con le risorse raccolte nei punti 1) e 2) potrebbe coprire pro quota i costi delle “attività produttive sane” (=analisi del flusso della continuità delle tasse pagate nel tempo, della struttura patrimoniale pre covid, del numero di dipendenti) ma ferme, fino alla fine del lockdown. Risulta tuttavia ostico stabilire i pre requisiti qualitativi/quantitativi/temporali per definirsi “impresa sana”. Ciò, a livello patrimoniale di bilancio, determinerebbe un aumento delle attività detenute sotto forma di capitale di rischio
  • La BCE diventa azionista o vanta diritti su una quota di tasse pagate dall’azienda. Per fare questo è necessario a) valutare l’azienda per diventarne azionista, con diritto solo alla distribuzione degli eventuali dividendi e non diritto di qualsiasi voto/veto, b) calcolare una ipotetica attualizzazione delle tasse future da pagare per capire quale percentuale annua fissa, esigua e residua, sia di pertinenza della Bce rispetto a quella dello Stato che incassa.
  • La BCE, una volta rientrata nel tempo dell’investimento in capitale di rischio tramite dividendi o quota tasse, può vendere sul mercato (diritto di prelazione degli altri azionisti) la propria partecipazione di azioni, al valore nominale, che potrebbe confluire nei portafogli di investitori istituzionali. Si tenderebbe verso un modello simile a quello della BOJ

Il bilancio della BOJ, che può essere preso come esempio operativo, registra 113 mld di yen in banconote emesse a fronte di 35,5 mld di “Pecuniary trusts” (equity), quindi un 31% delle banconote presenti nelle passività. Per la Bce vorrebbe dire il 31% dei 103,4 mld di banconote iscritte a passivo a fine 2019 sarebbe una somma di 32 mld da destinare, non alla Borsa ed alle società quotate (per quelle ci sono i risparmi dei cittadini tramite il canale gestito), ma per sottoscrivere equity per fronteggiare il lockdown momentaneo di pmi non quotate/piccole attività produttive sul territorio. Ovviamente si tratterrebbe di società che sarebbero sane senza il covid e di cui la partecipazione sarebbe comunque solo relativa a coprire i costi vivi: dipendenti, affitti, fornitori, tasse, software & hardware, obblighi di legge (assicurazioni)…Vorrebbe dire aprire il bilancio della Bce al capitale di rischio, un po’ come il Sure ha dato vita miracolosamente agli eurobond. Il mondo finanziario vive di troppo debito e si è allontanato dallo scopo originario di “servire” l’economia reale, un po’come i derivati sono nati per coprirsi dai rischi ma spesso vengono utilizzati per speculare (ma la colpa è dell’operatore, non dello strumento, che resta neutro anche se comprende elementi particolari come la leva). Oggi la moneta nel tempo spesso genera interessi negativi, non ha valore è un costo, il debito è un “dead business walking” che non ha futuro ma che pompa ancora la bolla: il domani è nella tecnologia sviluppata tramite l’equity ed il capitale umano.

Vantaggi della proposta:

  • no nuovo debito pubblico e no moral hazard monetizzazione debito (= finanziare i deficit dei Governi, come ai tempi pre divorzio BDI/Tesoro). Lento rientro dalla bolla del debito?
  • nuova moneta in circolazione per l’economia reale (un po’ di inflazione non guasta se ripartisse l’economia reale e non la Borsa) così magari l’Italia finalmente riesce ad avere una crescita del pil maggiore al tasso di rifinanziamento del debito in scadenza o per fabbisogni di cassa
  • no fallimenti aziende e licenziamenti/cassa integrazione (meno oneri per lo stato) come se parte dell’economia si fosse fermata ma senza costi (freezata)
  • miglioramento della struttura patrimoniale delle imprese sane tramite selezione naturale con aziende che rimangono più robuste
  • no effetto stigma per politica assistenzialista e di sprechi
  • no perdite o rischi per bilancio BCE
  • velocità, certezza ed immediatezza dei soldi per adempiere ad oneri. Un domani, con l’euro digitale, i cittadini/imprese avranno probabilmente un conto diretto presso la Bce per pagamenti istantanei (Bce, conoscendo tutti i flussi di pagamento, potrebbe fare da Central Rischi tramite algoritmi)

Svantaggi

  • modificare i Trattati
  • moral hazard in caso di eccesso di interventismo (nei modi e nei tempi) che minerebbe la credibilità e la fiducia dell’Istituto BCE
  • difficile attuazione pratica: come si definisce una impresa sana?
  • Resistenze politiche di alcuni stati e categorie
  • Quali sono i casi eccezionali di tali interventi? Quali misure, nei modi, nelle quantità e nei tempi?

Idea stramba, non perfetta ma neppure impossibile che attende comunque critiche e osservazioni.

Guido Gennaccari

info@tradingroomroma.it