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S&P500: frequenti ±10/20% giornalieri nei prossimi mesi

Il testa e spalle sullo S&P e sugli attivi delle Banche Centrali, segnalato il 20 febbraio, sembra prendere consistenza. Quali conseguenze? Un semplice sell-off sembra ormai prossimo ma, ricordiamoci, i mercati non sono mai scontati e, quando la maggior parte degli operatori si aspetta la stessa cosa, succede spesso l’opposto. Sezioniamo il mercato.

  1. La volatilità dai massimi del 2008 è scesa anche se ha registrato dei picchi nel 2015 (bollente estate cinese) e a febbraio 2018 (rientro Fed dai QE). La correlazione tra volatilità Usa ed Europa è oggi dello 0,91 mentre tra Usa e Giappone dello 0,83: la globalizzazione non prevede porti sicuri al 100%. La credibilità delle Banche Centrali con i vari QE ha ridotto i tempi di reazione sul mercato da 15 settimane a meno di 5 settimane  (efficacia maggiore e più veloce delle politiche monetarie in caso di risk-off) e attenuando le oscillazioni del vix sul breve rispetto alle scadenze più lunghe (correlazione diminuita): “…a significant share of the success of the unconventional policy framework appears to have operated through the increased perception among investors that containing risk-off shocks had become a central objective of major central banks. That is, central banks were successful in providing a credible policy-put framework” (Bis working paper n.772 “On the global impact of risk-off shocks and policy-put frameworks”)  
  2. La probabilità della fine di una espansione del ciclo economico, all’allungarsi del tempo della durata, è scesa dal dopoguerra con un dato sotto il 5% dopo 120 mesi di espansione (10 anni!) mentre prima della Seconda Guerra mondiale bastavano 50 mesi per una probabilità del 20% almeno per una paura di recessione: “We applied this method to the business cycle, estimating the probability that an expansion will die (that is, a recession will occur) in the next month conditional on the age of the expansion (that is, the number of months since the previous recession). In the figure below, we report estimated hazard functions associated with U.S. expansions that began both before and after World War II” (Is the U.S. Economic Expansion Due to End?)
  3. La crescita trimestrale del Pil Usa ha spesso registrato valori del 10% dal dopo guerra fino agli anni ’80, valori spesso superiori al 5%   dagli anni ’80 al 2005 circa e dalla crisi del 2008 praticamente sempre sotto il 5%. I periodi di espansione, come al punto 2), si sono però allungati nel tempo soprattutto con l’aiuto recente delle Banche Centrali  

Riassumendo: c’è una compressione della volatilità dei prezzi dello S&P500 dal 2008 (con aumento di valori e picchi improvvisi dal 2018), c’è un allungamento della lunghezza dei periodi di espansione con relativo decadimento della probabilità di recessione (rispetto al passato), c’è una crescita del pil trimestrale in discesa anche se con fenomeni recessivi meno frequenti rispetto al passato (dal 2009 grazie all’aiuto delle Banche Centrali). Prima del fatidico sell-off globale ci sarà gran battaglia tra Mercato e Banche Centrali che può prevedere solo due scenari possibili: 1) trappola della liquidità globale e per lungo periodo (Banche Centrali Espansive ed Accomodanti) con economia reale mondiale debole e/o in recessione 2) Guerra sui mercati con frequenti giornate a ±10/20% sui mercati finanziari, per un lungo periodo, dovute al rientro delle Banche Centrali della liquidità e quindi con diminuzione degli asset di bilancio; questo processo però, essendo diverso nei tempi e nelle quantità delle varie Banche Centrali, potrebbe innescare una guerra monetaria con altissima e prolungata volatilità sui mercati.   

Dopo l’asteroide della “volatilità monetaria” forse avrà luogo un Big Bang Finanziario e ci potrebbe essere finalmente un riallineamento sano tra economa reale e finanza, anche grazia alla tecnologia e a nuovi business model degli intermediari e dei Mercati.  

Guido Gennaccari