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Toppa FT: BCE salva Italia ma PEPP non favorisce i PIIGS

Un recente articolo del Financial Times (ECB injects billions of euros into weaker eurozone debt markets)  evidenzia come il reinvestimento netto di luglio di titoli pubblici del piano PEPP favorisca i paesi sud europei (PIIGS) rispetto a quelli del nord Europa. Trattasi di una mezza verità e di una mezza bugia.

  1. È vero che flussi mensili nominali favoriscono i PIIGS.
  2. Non è vero in termini percentuali: la variazione rispetto al mese precedente per Finlandia e Lussemburgo è stata del +1,9% e +0,6% rispettivamente collocandosi a valori compresi nel range dei PIIGS.
  3. Gli acquisti cumulativi di debito pubblico dall’inizio del PEEP vedono i PIIGS al 35,3% contro un 51,3% dei paesi virtuosi (Germania, Francia, Olanda, Finlandia, Lussemburgo, Austria). La distorsione è dovuta al fatto di calcolare la quota di debito da detenere dalla Bce in percentuale del pil del paese rispetto al pil europeo.

Anche Robin Brooks sostiene che il QE sia finito ma continui stranamente per l’Italia, ragionando però in termini di debito detenuto dalla Bce in termini di pil del paese (metodo di calcolo che penalizza ovviamente i paesi più indebitati rispetto al pil), chiedendosi se si possa parlare ancora di politica monetaria o alludendo ad un sostegno di quella fiscale dei singoli paesi (eludendo il divorzio anni ’80 tra politica monetaria delle banche centrali e quella fiscale dei governi). Brooks ha ragione però su una questione cruciale: “Abbiamo segnalato la mancanza di domanda per il debito italiano da oltre un anno: (i) la domanda interna è zero; (ii) gli stranieri stanno vendendo; (iii) la BCE è l’unico acquirente. Questa dovrebbe essere una questione di grande urgenza per i politici italiani. Ma non è come il QE della BCE e ora i reinvestimenti forniscono copertura…Enigma del debito italiano 1. L’Italia ha bisogno di tassi bassi per essere sostenibile 2. Ma gli investitori privati non compreranno a tassi bassi 3. Il che significa che la BCE è l’unico acquirente 4. Con i tassi bassi non c’è di fatto accesso al mercato 5. Così l’Italia non ha incentivi al cambiamento 6. E siva avanti… ”

 

La fotografia attuale è allarmante nel senso che metà debito pubblico attuale è detenuto da Banca D’Italia (Bce) e dalle banche italiane ma, quello di nuova emissione per l’Italia, è praticamente tutto BCE, anche se il QE che ha dato inizio al processo di acquisti nel 2015 è in teoria oggi finito. Nel 2008 le nuove emissioni furono sostenute da investitori esteri e banche (con fuga dei residenti), nel 2012  principalmente da banche e poi da investitori esteri (che erano fuggiti inizialmente), dal QE del 2015 le nuove emissioni sono per la maggior parte in pancia alla Bce.

A settembre ci saranno le elezioni: sarà una rinascita europeista anche dei sovranisti secondo il principio “pecunia non olet”?

Guido Gennaccari

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