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Unicredit vale 12-13 euro, ma banche Usa fanno prezzo

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Il tormentone post-Sanremo sui mercati finanziari è “quanto vale Unicredit?”. La domanda esige delle specifiche ossia va inquadrata secondo parametri ben definiti: 1) analisi grafica 2) analisi fondamentale 3) operatività su breve termine per una speculazione da trading 4) operatività su lungo periodo per investimento da portafoglio. E’ comunque necessario sottolineare alcuni fatti importanti:

  1. Sottoscrivere il titolo a 8,09 euro vuole dire che, il prezzo medio di carico in portafoglio post aumento, risulterà più alto di sicuro perché risente del precedente acquisto del titolo a prezzi molto più alti: chi aderisce all’aumento di capitale mette sul tavolo altri soldi e poi deve calcolare il prezzo medio tra vecchie azioni e nuovi titoli
  2. Stesso discorso vale per chi abbia comprato l’ultimo giorno pre-aumento il titolo a 26 euro: avrebbe un prezzo medio di 13 euro; chi avesse invece solo acquistato i diritti per esercitarli avrebbe, nel caso migliore di acquisto dei diritti al minimo di 10 euro circa, un prezzo medio di carico di quasi 12 euro post esercizio (10 euro per ogni diritto e 8,09 euro per sottoscrivere 13 azioni ogni 5 diritti: 50 euro + 13*8,09 = 50 +105,17 = 155,17 euro per 13 azioni quindi 11,93 euro ad azione)
  3. Non è stato applicato il modello di “rolling” che rigarda l’iperdiluizione da aumento di capitale; il fattore K è stato infatti superiore a 0,3 (0,5 per azioni ordinarie e 0,74 per risparmio). Quindi non è stato possibile vendere subito i titoli esercitando i diritti durante la fase di adesione
  4. Il capitale di Unicredit, secondo Consob, è così composto: 88,233% flottante 6,735% Capital Research and Management Comapny, 5,042% Mudabala Investment Company PJSC. Sul sito Unicredit si trova la tipologia di azionisti: 42,6% Istituzionali (50% americani e 16% inglesi), 28,84% retali, 15,49% Varie e investitori non identificati, 13,07 azionisti strategici
  5. I Preffered Partner di Unicredit sono: Allianz, BlackRock, DB, Fidelity, Goldman Sachs, Invesco, JP Morgan, Pictet, Pimco, Pioneers e Schroders

unicredit

Il destino di Unicredit è in mano alle Big Bank Usa, che detengono una quota relativa importante del titolo, le quali cavalcano un trend rialzista sui massimi storici (vedi Goldman Sachs) con liquidità abbondante disponibile grazie ai vari QE: fino a quando arriva la benzina verde dei dollari Usa il titolo ha possibilità di ripresa, visto anche l’obbligo del retail di tenere immobilizzati i titoli in portafoglio all’infinito nella speranza di un recupero di parte dei soldi persi. Il destino di Unicredit passa quindi per Goldman Sachs e Black Rock, un sell off stile 2008 in America potrebbe costringere i colossi a stelle e strisce del risparmio gestito a vendere titoli in grandi quantità e questo sarebbe un problema per il settore bancario italiano in generale. Per rispondere ai punti iniziali: 1) finché tiene la trend line rialzista dai minimi di luglio 2016, all’interno del canale 12-13 euro, Unicredit è da comprare sui ritracciamenti per un long di breve con target ambizioso di 18 euro; 2) per i fondamentali è bene analizzare multipli e margini previsionali e di settore, ma non è tema del presente articolo 3) per il lungo periodo attendere lunedì 27 febbraio per valutare eventuali ingressi grafici su 2 livelli prezzo. Certo un aumento di capitale di 13 miliardi dopo una perdita di esercizio di 11,8 miliardi con margini in contrazione non fa ben sperare per il futuro ma l’importante è la tenuta della trend line altrimenti a breve è possibile rivedere i 10 euro e successivamente gli 8 euro se il sistema bancario europeo ed italiano dovesse nuovamente entrare in crisi.          

 Guido Gennaccari                                                             

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